Gilles Dauvé
mercoledì 20 ottobre 2021
Il capitalismo non sarà mai ecologico
venerdì 10 settembre 2021
Legge economica e lotta di classe
I limiti dell'economia di Mattick
Ron Rothbart (1980)
«[...] Oggi, contrariamente alla sua vecchia declinazione nelle teorizzazioni di Grossman e Mattick, l'oggettivismo non integra più la lotta di classe post-festum, una volta dimostrata l’ineluttabilità della caduta tendenziale del saggio di profitto fino al «crollo» finale, ma, nel migliore dei casi, tende a farne un semplice rumore di fondo, qualcosa che inevitabilmente accompagna il corso dell’accumulazione, senza mai giocare un ruolo dinamico o decisivo nella genesi delle sue ristrutturazioni, o del suo possibile superamento. E così arriviamo al paradosso di certo post-classismo contemporaneo: exit la lotta di classe, entri pure la presa di coscienza di quanto è brutto e cattivo il capitalismo ad uso e consumo delle «individualità critiche». Ovvero: la meccanica puramente oggettiva del capitale «soggetto automatico» a spasso, mano nella mano, con l'indeterminatezza del puro libero arbitrio. Due assurdità al prezzo di una. Se il 2021 sarà veramente, come ha scritto qualcuno, un 1979 al contrario, sarà tale anche nel fare piazza pulita di simili derive. Lasciamo ai duri di comprendonio un enigma su cui potranno spaccarsi le meningi: determinismo non è oggettivismo.» [Dall'Introduzione redazionale].
lunedì 21 giugno 2021
La Comune di Parigi
Qualche lezione da un'insurrezione passata per un'insurrezione futura
François Martin (1970)
«[...] Non può esservi società senza classi, finché non siano scomparse le condizioni d'esistenza delle classi. Ed è proprio a queste condizioni che il proletariato parigino è stato incapace di sferrare un colpo decisivo. Attaccare Versailles non è soltanto un'operazione militare. Attaccare Versailles, significa in realtà attaccare le banche, le industrie, la grande proprietà terriera, ma anche la piccola proprietà terriera, il piccolo commercio, la piccola industria, l'artigianato, fino alla moltitudine di piccoli produttori di merci che costituiscono ancora una parte rilevante della produzione sociale e che ricreano in permanenza le condizioni stesse dello scambio mercantile, quindi del capitalismo. La frazione più radicale della classe operaia non poteva assumere come compiti pratici immediati delle misure radicalmente comuniste, quando una parte non trascurabile degli insorti, del popolo di Parigi, era composta precisamente da artigiani, da piccoli produttori seguaci di Proudhon, e non da proletari comunisti [...]»
domenica 23 maggio 2021
...e non avete ancora visto niente!
venerdì 2 aprile 2021
Il valore come forma sociale dei mezzi di produzione
[Presentiamo qui, in traduzione italiana, il capitolo centrale del libro di Bruno Astarian, L'abolition de la valeur, Éditions Entremonde, Ginevra 2017]
«Dopo avere esaminato il pensiero di Marx in merito al valore e alla sua abolizione, e dopo avere visto quali problemi esso pone, possiamo ora presentare il nostro modo di affrontare la questione. Anch’esso è storicamente determinato. Poiché cerchiamo di comprendere il modo di produzione capitalistico dal punto di vista del suo superamento, il nostro sguardo sulla società capitalistica è determinato dalle forme attuali della lotta delle classi, allo stesso modo che per Marx in relazione alla sua epoca. [...] Da parte nostra, consideriamo che le lotte più significative della nostra epoca siano le rivolte anti-lavoro degli operai presi nel contesto della crisi del fordismo. [...] Le lotte della fase attuale (a partire dal post-‘68) annunciano che il superamento del capitale non si realizzerà attraverso l’affermazione della classe del lavoro come nuova classe dirigente, ma con l’abolizione simultanea delle due classi e la completa trasformazione dei rapporti tra gli uomini e tra questi e la natura. Questa prospettiva permette e impone di riconsiderare in profondità la problematica del valore e della sua abolizione. È questo l’oggetto del presente saggio.»
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lunedì 1 marzo 2021
Ideologia e pratica delle Brigate Rosse
«La storia di parte degli anni 1960-'70 fa ancora scorrere molto inchiostro. Questo fatto non sarebbe in sé deprecabile, se non fosse che l'apologetica e l'amarcord la fanno ancora troppo spesso da padrone. La critica, da parte sua, si è fatta strada nelle cose stesse, e più precisamente nei processi storici che hanno implacabilmente sfrondato, uno dopo l’altro, tutti i rami di quel tronco comune. Questo è l'essenziale, il resto è dettaglio. Ma anche i dettagli contano (almeno un poco) e, in questo senso, non sarebbe male se la critica storica di tutto un ciclo di lotte, tendenze lottarmatiste incluse, fosse assunta soggettivamente con maggiore drasticità – senza di che si finisce con lo sputare sentenze sommarie (siano esse di assoluzione o di condanna) sulle espressioni politiche del ciclo di lotte 1917-‘36, mentre si prendono per oro colato quelle del ciclo successivo. E soprattutto si prende per oro colato ciò che ne hanno detto o ne dicono gli ex-protagonisti. La nostra epoca (dall'inizio degli anni 1980 in avanti) ha instaurato una fede ingenua nelle virtù dell'esperienza e della parola soggettive, che è equiparabile a una nuova religione. Il bersaglio ideologico è stato fin da subito evidente. Quale «visione del mondo», più di quella marxiana, aveva dissociato ciò che gli individui fanno da ciò che dicono o credono di fare? [...] Fino a che la storia del ciclo di lotte degli anni 1960-’70 non sarà stata affrontata rigorosamente in questi termini, essa resterà (quantomeno per noi) amputata del suo senso profondo. [Dalla nota redazionale]
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domenica 7 febbraio 2021
Ancora su Covid-19 e oltre
Un aggiornamento
Il Lato Cattivo
A distanza di dieci mesi dalla pubblicazione di Covid-19 e oltre, è venuta l’ora di riesaminare sommariamente l'insieme di quelle analisi e ipotesi formulate più o meno «in presa diretta», per vedere dove avevamo colto nel segno e dove invece è necessario, alla luce degli ulteriori accadimenti, aggiustare il tiro. In seconda istanza, procederemo ad isolare alcuni momenti forti di questa prima fase della crisi mondiale, e ne proporremo un'analisi. [...] non pretendiamo di restituire in maniera esauriente le evoluzioni intervenute dall'inizio della crisi da Covid ad oggi. Molte di queste evoluzioni – politica monetaria, politica sanitaria (vaccini), salto tecnologico etc. – meriterebbero ciascuna uno svolgimento a parte. Si tratta piuttosto di «fotografie», tasselli parziali che dovrebbero permettere – se non una comprensione – almeno un'intuizione del quadro d'insieme.
mercoledì 18 novembre 2020
Sessanta tesi sulla rivoluzione cinese
Cajo Brendel (1967)
Cogliamo l'occasione della firma dell'accordo di libero scambio RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) dello scorso 15 novembre per rendere disponibile un opuscolo di Cajo Brendel (1915-2007) risalente al periodo in cui la sinergia asimmetrica sino-americana e la mondializzazione – oggi entrambe in crisi – non erano che ai primissimi albori. Contributo dunque datato, appartenente ad un'epoca conclusa in cui cui qualsiasi posizionamento autenticamente comunista imponeva immediatamente la presa di distanza dai paesi dei «falsi socialismi» e l'analisi della loro natura sociale. I lettori non mancheranno tuttavia di cogliere i motivi di interesse rintracciabili, in particolare, nella digressione su La diplomazia cosiddetta rivoluzionaria della Cina. Essa ci riporta ad un frangente che fu non solo quello del rapprochement sino-americano, preludio all’integrazione della Cina nel mercato mondiale, ma anche – su scala regionale – quello delle proxy wars russo-cinesi in Cambogia (1978) e Vietnam (1979), prefigurate dalla guerra di liberazione del Bangladesh contro il Pakistan occidentale (1971). Una storia ricca di cui conviene avere qualche nozione per riconoscere i tratti tipicamente dialettici degli sviluppi attuali. Ogni cosa si trasforma nel suo contrario: l'attrazione in repulsione, l'amicizia in ostilità, il punto di forza in limite. Nel movimento a spirale dell'accumulazione, il ciclo storico in cui siamo ancora immersi avanza, e avanzando si ricongiunge – simultaneamente – alle sue origini; ritorna cioè sulle soluzioni (produttive, sociali, politiche e geostrategiche) apportate ai problemi del ciclo storico precedente, trasformatesi nel frattempo in altrettanti problemi bisognosi di nuove soluzioni, in vista della perpetuazione dei rapporti sociali capitalistici. Queste ultime, se arriveranno, usciranno non dalla realizzazione di un piano preordinato ma – come sempre – da esperimenti molteplici in molteplici direzioni. Non c'è adagio migliore per le frazioni dinamiche della classe capitalista che quello di Samuel Beckett: tentare, fallire, fallire ancora, fallire meglio. Il bricolage planetario è già cominciato. [Il Lato Cattivo]