Il comunismo è e rimane l'unica prospettiva di superamento positivo della società capitalistica. Ma quest'ultima, malgrado le sue traversie, pare divenuta un orizzonte insuperabile, e le forze protese al suo abbattimento sono oggi ridotte alla clandestinità e alla dispersione, se non al disorientamento. L'epoca del movimento operaio tradizionale, delle transizioni socialiste e dei loro programmi si è da tempo conclusa. Il patrimonio delle lotte e delle correnti teoriche del passato richiede un riesame profondo per separare ciò che è vivo da ciò che è morto. Il rapporto intercorrente tra le lotte quotidiane del proletariato, i movimenti interclassisti di massa dell'ultimo decennio e la rottura rivoluzionaria possibile appare più enigmatico che mai. La teoria comunista richiede nuovi sviluppi, per essere restaurata nelle sue funzioni. La necessità di affrontare questi nodi ci interpella in prima persona, come dovrebbe interpellare tutti i sostenitori del «movimento reale che abolisce lo stato di cose presente». I nostri mezzi sono a misura alle nostre forze: modesti. Impossibile in queste condizioni pretendere di essere i fautori unici e infallibili di una rifondazione teorica che arriverà a maturità solo in un futuro non prossimo. Ma è solo iniziando a camminare che si cominciano a tracciare strade percorribili.

venerdì 3 novembre 2017

Solitudine della teoria comunista

Bruno Astarian  
   
   Nel testo che segue, cercheremo di comprendere la situazione di grave isolamento in cui versa la teoria comunista nella nostra epoca. È difficile, per i teorici, non vedere a qual punto il linguaggio che usano – che devono usare – risulti incomprensibile alla grande maggioranza dei proletari, anche quelli di buona volontà. Questo è vero indipendentemente dalle differenti opzioni teoriche. Tra i gruppi o gli individui che riflettono teoricamente sulla situazione attuale della società capitalistica, e sul suo superamento possibile, nessuno ha trovato il linguaggio e/o il punto di vista che gli permettano di uscire da un piccolo milieu ripiegato su se stesso. Questa situazione rimette in questione la teoria comunista nella sua specificità storica? Oppure la rimette semplicemente al suo posto?

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martedì 26 settembre 2017

Il ménage à trois della lotta di classe (I episodio)

Lucciole e lanterne

B. A. e R. F.

   Diamo qui inizio a un nuovo «feuilleton», dedicato alla classe media nella lotta di classe. La classe media è l'oggetto di una sovrabbondante produzione nell'ambito della letteratura politica e sociologica borghese, ma è ampiamente trascurata dalla teoria comunista attuale. Cercheremo di rimediarvi. Dato che la questione è proteiforme, ci limiteremo al campo della classe media salariata (CMS) nel capitalismo odierno. Le sue lotte sono numerose, talvolta spettacolari e violente, e scoppiano ovunque nel mondo. Ma non è questa la ragione principale per cui pensiamo sia necessario affrontare la questione. La nostra preoccupazione centrale non è in effetti la quantità, ma la natura di queste lotte e il loro rapporto con quelle del proletariato. In definitiva, dalle numerose analisi parziali che dovremo sviluppare, speriamo di trarre una visione d'insieme del problema della CMS nel contesto di una rivoluzione comunizzatrice. I risultati ai quali perverremo devono essere considerati come provvisori e aperti alla discussione.
   In un primo tempo, cercheremo di definire il campo e l'oggetto delle nostre investigazioni (episodio 1), di porre le basi per una teoria della classe media (episodio 2), e di servirci di questi risultati per analizzare il caso del movimento francese del 2016 contro la riforma El Khomri (episodio 3). Bisognerà poi allargare le nostre ricerche alla questione dell'interclassismo e agli altri paesi.

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mercoledì 13 settembre 2017

Foto dal finestrino

Il Lato Cattivo 

   Nel corso dei quattro incontri dedicati alla presentazione del secondo numero de «Il Lato Cattivo», abbiamo tentato di delineare a larghi tratti i contenuti della rivista, nonché l'orientamento generale da cui questi discendono, nel modo il più possibile sintetico e adeguato all'esposizione orale. La forma stessa dell'incontro pubblico ha imposto un lavoro di scrematura sui materiali di partenza; ne è risultato un digest sicuramente schematico e alquanto impoverito: per dire tutto ciò che avremmo voluto, sarebbe occorso un giorno intero; e per dirlo nella maniera più soddisfacente, avremmo dovuto ricorrere ancora una volta alla parola scritta, che avrà pur tanti difetti, ma permette un margine di riflessione e una ricerca della giusta formulazione, che la parola parlata non concede. L'esercizio si è rivelato comunque stimolante. Sicuramente lo è stato per chi ha preparato ed esposto, e – si spera – anche per chi ha avuto la pazienza di ascoltare. Ad ogni modo, la traccia iniziale è stata ulteriormente rielaborata tenendo conto, da un lato, delle evoluzioni più recenti avvenute a vari livelli e, dall'altro, degli interventi fatti da alcuni compagni nel corso degli incontri – domande e osservazioni per le quali ci è parso di dover apportare ulteriori chiarimenti e precisazioni, o semplicemente ribadire per iscritto le risposte già date in sede di presentazione. Ciò che segue è quindi un piccolo condensato degli incontri di novembre 2016 (Torino e Milano) e marzo 2017 (Roma e Viterbo), di ciò che vi è stato detto e delle reazioni suscitate. In definitiva, ci auguriamo che risulti fruibile tanto per chi c'era, quanto per chi non c'era. 

martedì 2 maggio 2017

«Il Lato Cattivo» n. 2 è on-line

È ancora possibile ordinare la rivista in formato cartaceo scrivendo al nostro indirizzo e-mail.

   «[...] Diciamo, in primo luogo, che il periodo giusto a ridosso della crisi del 2008, aveva suscitato, in noi come in molti altri, delle aspettative che si sono rivelate essere frutto di un fraintendimento. Se le rivolte nelle banlieues francesi del 2005, il collasso economico del 2008, il movimento greco del dicembre dello stesso anno (per restare agli eventi più eclatanti), potevano lasciar presagire non solo un approfondimento fulmineo dell'antagonismo fra proletariato e classe capitalista, ma soprattutto una semplificazione di questo antagonismo – i proverbiali nodi che vengono al pettine – il seguito non è andato propriamente in questo senso. Quando andammo in stampa, all'inizio del 2012, la «magagna» era già visibile, ma non ancora così esplicita; oggi, ha assunto dimensioni mastodontiche, e sarebbe assurdo far finta di niente. La serie iniziata nel 2009 con l'onda verde iraniana è stata effettivamente densissima: Occupy, Indignados, Québec, Primavere Arabe, Turchia, Brasile, Bosnia, fino ad arrivare alla più recente Umbrellas Revolution di Hong Kong; collateralmente (e in rapida successione): EuroMaidan e lo scoppio della guerra russo-ucraina, i quattro milioni di francesi scesi in piazza per la manifestazione Je suis Charlie, la vittoria di Syriza in Grecia, l'ascesa di Podemos in Spagna, la «crisi dei migranti», la recentissima apparizione del movimento Nuit Debout ancora in Francia. In appendice: la collisione tra lo Stato Islamico e la sedicente «rivoluzione in marcia» nel Rojava, col successivo intervento della coalizione internazionale. Una serie estremamente eterogenea, con al centro un solo ed inaspettato attore protagonista il cui nome, per gli odierni «sovversivi», è tabù: la classe media.» [Dall'Editoriale]

martedì 21 marzo 2017

Col cadavere in bocca. Sul quarantennale del '77

Il Lato Cattivo

   [In appendice, alcuni estratti da documenti dell'epoca e qualche breve nota sulla composizione sociologica del movimento del '77 a Bologna]
   
  Oggi non si tratta di dire che tutto fu vano, e che meglio sarebbe stato chiudersi nella propria cameretta: non è così che il problema si poneva allora, e non ha alcun senso restituirlo in questi termini oggi, salvo ricavarne un qualche squallido tornaconto. Ciò che è letteralmente desolante, è l'odierno vuoto di critica, l'autocompiacimento celebrativo, la rimasticazione sempre uguale a se stessa di forme e contenuti propri di una traiettoria complessivamente discendente, la loro riproposizione banalizzata ed epurata dalle autocritiche interne, che pure vi furono all'epoca [...], come da ogni altro questionamento.

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martedì 24 gennaio 2017

Della difficoltà ad intendersi

Crisi, proletariato e classi medie salariate. In risposta ad una recensione di Dino Erba. 

Il Lato Cattivo

Nel dicembre 2016, Dino Erba (DE) ha prodotto e fatto circolare una recensione del secondo numero de «Il Lato Cattivo», che rendiamo disponibile anche sul nostro blog. DE è un compagno che conosciamo da tempo e di cui, nel corso degli anni, abbiamo apprezzato in più di un'occasione le qualità umane, l'attività pubblicistica non priva di interesse delle sue Edizioni All'Insegna del Gatto Rosso, nonché certe salutari prese di posizione, non da ultimo a proposito del dilagante «pateracchio rossobruno» che – guerra in Siria aiutando – manifesta oggi, una volta di più, la crisi della militanza «anticapitalista» e dei suoi circuiti. Benché la sua recensione sia globalmente elogiativa, non possiamo astenerci da una replica, nella misura in cui il documento di DE rivela: a) dei disaccordi che nessun dibattito ulteriore (di cui DE, in coda alla sua recensione, esprime l'auspicio) potrà smussare; b) alcuni malintesi relativi ai contenuti del secondo numero della rivista.
Cominciamo da questi ultimi. A ragione, introducendo il proprio ragionamento, DE individua nella questione della classe media (salariata) il «filo conduttore» del testo; e, anche qui a ragione, riconosce che in sostanza nessuno ne parla. Molto bene. Però qualche riga più oltre sembra imputarci una distinzione fra proletariato e classe media immediatamente coincidente con la distinzione fra lavoro produttivo e improduttivo. A scanso di equivoci, è bene dire chiaro e tondo che così non è. Vediamo perché. [...] 


venerdì 18 novembre 2016

Presentazione de «Il Lato Cattivo» n. 2 a Milano e Torino

Dalla crisi del 2008 ad oggi, il corso del capitalismo mondiale si è contraddistinto per il suo carattere caotico e apparentemente indecifrabile. Ma questo caos è retto da una logica, che bisogna sforzarsi di cogliere se si vogliono delineare prospettive e sbocchi possibili. 
Dagli Stati Uniti al Venezuela, dal Mediterraneo al Mar Giallo, la crisi ha mandato gambe all'aria la stabilità delle combinazioni sociali, produttive, economiche e (geo-)politiche, emerse dalla riconfigurazione conclusasi idealmente con la fine del duopolio USA-URSS.
Tanto le peculiarità dei sommovimenti che – in Grecia, in Egitto, in Tunisia, in Turchia, in Brasile etc. – hanno punteggiato gli esordi della nuova Grande Depressione in cui tuttora ci troviamo immersi, quanto i riassestamenti più attuali e più diversi (dalla guerra in Medio Oriente al voto sulla «Brexit», attraverso la «crisi dei migranti» e l'ascesa dei movimenti «populisti») indicano che un immenso work in progress è in atto, ma anche che nessun nodo è stato sciolto e che le battaglie decisive sono ancora di là da venire. Collisioni epocali di classi e di Stati si affacciano all'orizzonte. 
Per entrambe le due classi fondamentali che strutturano la società – classe capitalista e proletariato – la posta in gioco a medio termine è il dischiudersi di un mondo nuovo: superamento o rigenerazione – radicale l'uno e l'altra – del modo di produzione capitalistico? Per il momento, entrambe, nella planetaria eterogeneità delle loro incarnazioni e segmentazioni, stanno sul chi vive, limitandosi a scontri episodici. Le convulsioni della classe media dominano la scena. Fino a quando? E con quali fattezze le classi fondamentali si manifesteranno al momento decisivo?

Milano: 24 novembre, h. 21, c/o Libreria Calusca, via Conchetta 18
Torino: 25 novembre, h. 19, c/o Radio Blackout, via A. Cecchi 21/a


giovedì 20 ottobre 2016

Teoria radicale lotta di classe (e terrorismo)

Wolf Woland (1982)

Eccolo, lo scritto più misconosciuto, introvabile e teoricamente rilevante sul «Maggio strisciante» italiano ed europeo. Pubblicato all'inizio degli anni ‘80 del secolo scorso [...] resta l'unico testo apparso in Italia da quarant'anni a questa parte, che abbia realmente tentato un bilancio non politico, o peggio «culturale», ma schiettamente teorico del periodo 1968-’77. [...] questi Appunti per il bilancio di un'epoca (come reca il sottotitolo) furono elaborati a partire dalla traiettoria singolare dell'Autore, dall'iniziale adesione alle tesi dell’ultragauche consiliare degli anni 1960 («Socialisme ou Barbarie» e l’Internazionale Situazionista, fondamentalmente) attraverso la partecipazione alle vicissitudini della «corrente radicale» del post-'68, per giungere infine a una riconsiderazione critica dell'una e delle altre, e cercare di uscire vivi dai terribili anni '70, districandosi tra la Scilla dello sbandamento di fronte alla «perdita dei riferimenti storici» e la Cariddi di un nostalgico aggrapparsi alle «foto di famiglia».

Introduzione redazionale »

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giovedì 16 giugno 2016

Una primavera senza sole

Sul movimento di lotta contro la Loi-Travail in Francia

Alcuni comunisti della regione parigina  

[Volantino distribuito a Parigi, in occasione della manifestazione nazionale contro la Loi-Travail del 14 giugno 2016]
 
Questo testo vuole essere un contributo all'auto-comprensione del movimento sociale attuale; esso non aspira alla neutralità, né ad un consenso unanime: si tratta piuttosto di un tentativo di bilancio critico e di parte, che si propone di mettere in rilievo la specificità e i limiti del movimento. Di fronte a questi limiti, non abbiamo soluzioni miracolose da proporre; tuttavia pensiamo che essi debbano essere nominati e discussi, affinché altre vie diventino anche solo pensabili – tanto più che il rischio che il movimento venga seppellito a breve termine, non è trascurabile.

lunedì 6 giugno 2016

Il Lato Cattivo n. 2 - Editoriale

È in uscita a giugno il secondo numero della rivista (60 pagine, 3 euro). Qui di seguito è possibile scaricare integralmente l'Editoriale e l'Indice. Per ordini scrivere a: il.lato.cattivo@gmail.com

[…] non si può salvare una costruzione teorica a costo di sacrificare la realtà; ma nemmeno darsi ad un puro elogio del presente, a discapito di un solido inquadramento teorico. Siamo allora tornati per l'ennesima volta alla sorgente – che non poteva che voler dire: a Marx – allo scopo di giungere ad una comprensione della fase attuale che fosse il più dialettica possibile, che contenesse cioè nella comprensione positiva delle cose, anche il loro ineluttabile tramonto, la loro distruzione necessaria. Quella che nel primo numero de «Il Lato Cattivo» compariva come «l'epoca delle rivolte» […] si precisa come una fase di rivolte politiche caratterizzate dall'interclassismo e dall'egemonia della classe che meglio esprime questo interclassismo: la classe media. Anche qui, sarebbe stato facile accomodarsi sul carattere «transitorio» di questi dati, dirsi semplicemente: passerà. Ma bisogna essere in grado di spiegare perché. Ovvero: (far) intravvedere in cosa potrebbe consistere il superamento di questa fase, il suo ineluttabile tramonto; mostrare, insomma, che la rivoluzione comunista non è un'immensa manifestazione di piazza o un «movimento sociale», estesi su scala mondiale. In un testo di gioventù, Marx scrive: «La rivolta industriale […] può essere parziale fin che si vuole, essa racchiude in sé un'anima universale; la rivolta politica può essere universale fin che si vuole, essa cela sotto le forme più colossali uno spirito angusto». Per riprendere e riattualizzare la formula, era necessario trasporla nella configurazione odierna del «geroglifico sociale»: individuare i fondamenti della «rivolta politica» e della «rivolta industriale», e la frontiera che le separa; cogliere il processo attraverso il quale (oggi) la prima assorbe la seconda; figurarsi il processo inverso – rovesciamento della praxis! – per mezzo del quale la seconda potrebbe (domani?) dissolvere la prima. Cos'è oggi questo «spirito angusto» della «rivolta politica»? Che ne è della «rivolta industriale» e della sua «anima universale»?