Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

venerdì 28 febbraio 2014

Ultrasinistra e negazionismo

Anonimo

Il negazionismo persegue il camuffamento sistematico del genocidio perpetrato dai nazisti, nel momento stesso in cui essi lo compiono. A Sobibor, campo di pura e semplice messa a morte in massa, i nazisti avevano inizialmente sepolto i cadaveri in alcune fosse, ma le riaprirono per bruciare le prove del crimine. Si vede chiaramente che la negazione del genocidio, e in particolare la negazione dell'esistenza delle camere a gas, non fu una trovata post festum e tardiva, ma fu attuata tale e quale sin dall’inizio. Le camere a gas sono esistite, lo sterminio degli ebrei fu una necessità funzionale per la Germania nazista nella sua guerra all'Est (decisione allora estesa a tutte le zone occupate). Che il capitale – nel compimento del suo passaggio al dominio reale, nel corso della Seconda Guerra mondiale, nell’area europea centrale ed orientale – abbia prodotto lo sterminio degli ebrei, non ha, per qualsiasi analisi del modo di produzione capitalistico, alcunché di inspiegabile: compimento della formazione degli Stati-nazione; eliminazione delle fedeltà intermedie a comunità particolari in opposizione alla comunità astratta del cittadino; universalizzazione dell'individuo della società civile nel proprio rapporto allo Stato; eliminazione di un proletariato refrattario e in parte organizzato sulla base di questa particolarizzazione comunitaria; concorrenza all'interno della piccola borghesia; eliminazione della particolarizzazione della circolazione del capitale-denaro etc. Tutto questo, organizzato in un razzismo di Stato.