Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

giovedì 26 luglio 2012

Sulla politica e la democrazia

«Théorie Communiste»

[...] Tutti i gauchistes che si presentino o meno alle elezioni – considerano queste ultime uno sviamento della lotta di classe. Ma la demistificazione è un momento della mistificazione, giacché non comprende quest'ultima come necessaria e materiale.
La classe di cui parlano, e in nome della quale si presentano, è per definizione, essa stessa, una determinazione del modo di produzione capitalistico, e costoro si guardano bene dal volere che questo abbia fine. Demistificare significa cercare di sapere come la religione, la politica, la democrazia, l'economia tengano assieme gli individui; ora, ciò che si tratta di fare, è di comprendere perché il legame tra individui particolari, definiti in un modo di produzione determinato come costituenti di classi antagoniste, assuma la forma necessaria della religione, della politica, della democrazia, dell'economia.