Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

giovedì 9 ottobre 2014

«Questione curda», Stato Islamico, USA e dintorni

Il Lato Cattivo


Il testo che segue era stato inizialmente preparato in vista di un incontro pubblico – tenutosi a Bologna all'inizio di settembre 2014 – con Daniele Pepino, autore dell'articolo Kurdistan. Nell'occhio del ciclone (in «Nunatak», n. 35, estate 2014). Impossibilitati a partecipare all'incontro, abbiamo ulteriormente rimaneggiato la bozza iniziale; ciò che ne risulta può essere letto sia come una serie di note in margine all'articolo summenzionato, sia come un testo autonomo.
Kurdistan. Nell'occhio del ciclone ha il merito di presentare in maniera chiara un quadro delle forze politiche che agiscono nella regione curda; ma l’articolo apre a una serie di interrogativi che ci preme sollevare. Al di là di una semplice messa a valore dell'intervento delle milizie del PKK a sostegno dei curdi yezidi, minacciati dallo Stato Islamico (IS), nell'Iraq del nord, l'autore opera una vera e propria apologia di tale organizzazione e della sua pretesa svolta «libertaria» (il cosiddetto confederalismo democratico). Inoltre, l'assenza di una descrizione delle forze sociali e di classe di cui le varie organizzazioni sono espressione, fa apparire il loro operato come il prodotto di semplici scelte soggettive operate da individui indeterminati. Infine, varie questioni, dal finanziamento dello stesso PKK al quadro delle alleanze che va definendosi in Medio Oriente, sono affrontate in modo troppo sbrigativo. Beninteso, per trattare in maniera esauriente tutti questi punti occorrerebbe scrivere svariati libri; perciò le note che seguono non saranno meno lacunose. Ma pensiamo possano mettere sotto una luce diversa tanto le recenti evoluzioni della «questione curda», quanto i conflitti che stanno accendendo ancora una volta il Medio Oriente. Senza dimenticare che, se ciò può avere una qualche utilità per noi o per altri, essa risiede nel fatto di poter porre non la questione dell'autonomia (qualunque cosa significhi), ma quella del comunismo.[...]