Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

domenica 13 ottobre 2013

Al limite: l'autorganizzazione in Grecia

Anna O'Lory (Blaumachen)

   Oggi, in Grecia, mentre lo Stato si disimpegna dalla riproduzione della forza-lavoro sul piano del welfare, sostituendolo con il workfare (sussidi condizionati all'obbligo di lavorare, ndt) e con la gestione poliziesca; mentre i capitali, piccoli e grandi, sono costretti a ritirarsi dagli investimenti e dalla produzione, e ad espellere una gran parte della popolazione dal lavoro contrattualizzato verso il lavoro informale/precario e la disoccupazione, si assiste al riaffiorare di attività autorganizzate ed egualmente a un nuovo interesse verso di esse, in particolare da parte dello Stato. Questa attività di autorganizzazione è una risposta diretta all'eliminazione delle fonti anteriori della riproduzione (salari, pensioni, welfare), che appare come una necessità. Non solo l’autorganizzazione è sintomatica della crisi, ma ne è totalmente impregnata. L'obiettivo, qui, è di esporre alcune riflessioni su queste attività, non per sapere se esse siano un bene o un male, o per dire che la gente dovrebbe fare altro, ma alla luce dei limiti o delle contraddizioni con le quali queste si confrontano. Denaro, scambio delle merci, valore e lavoro astratto saranno categorie di importanza fondamentale nello svolgimento del discorso.

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