Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

lunedì 15 aprile 2013

Tale Quale (seconda puntata)

«Théorie Communiste»

Ciò che, da un lato, per “quelli che stanno in alto”, è l'impossibilità di continuare a sfruttare e a governare come prima, dall'altro lato, per la classe sfruttata, per “quelli che stanno in basso”, nella loro infinita diversità, è la rimessa in questione della propria esistenza di classe dentro questa impossibilità di vivere come prima. Nella sua contraddizione al capitale, è la propria esistenza come classe che quest'ultima si trova ad affrontare, è la propria lotta necessaria in quanto classe a diventare una contraddizione per se stessa. Dal lato del proletariato, con la scomparsa dell'identità operaia, la situazione comune agli sfruttati non è più nient'altro che la loro separazione. La tensione all'unità esiste nello scontro con le separazioni; ma allora essa è identica alla produzione dell'appartenenza di classe come una costrizione esteriore. La crisi attuale è una crisi del rapporto salariale, tanto come capacità di valorizzazione del capitale, quanto come capacità di riproduzione della classe operaia in quanto tale.