Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

venerdì 11 gennaio 2013

"Il movimento comunista": introduzione

Jean Barrot (1972)

Il marxismo conosce nuovi progressi ad ogni riemersione pratica del movimento (1871, 1917), ma questo sviluppo non è che una parte del suo ciclo. La teoria del movimento comunista nasce, come si è visto, da condizioni particolari, in seguito lo sviluppo del capitale la manda in pezzi nello stesso momento in cui distrugge la classe in quanto tale. È la fase della revisione dottrinale, dell'integrazione al movimento del capitale, alle quali non si oppongono che affermazioni teoriche e pratiche unilaterali, certo importanti, e vitali per il movimento (nella misura in cui testimoniano della sua vita, e non in cui gli donerebbero vita come tali: ma le correnti radicali non possono allora operare che tramite questa inversione, e prendere se stesse per il motore della storia). Ma simili affermazioni esprimono ancora una frammentazione. Una situazione nuova non può essere prodotta che quando il capitale inizia ad incontrare il termine del suo ciclo, facendo così apparire alla luce del giorno le sue contraddizioni economiche (meccanismo di estrazione del plusvalore) e dunque sociali (proletariato/capitale). Ben inteso, la manifestazione delle sue contraddizioni è profondamente differente dalle forme che assumeva all'inizio del ciclo. La teoria comunista può iniziare a fare la sintesi dei suoi concetti essenziali. Questo processo di “totalizzazione” include naturalmente l'analisi dei fenomeni nuovi più importanti, ma solamente sulla base della comprensione dei punti essenziali. La teoria comunista non è semplicemente una totalità, ma anche un tutto gerarchizzato.