Il comunismo è e rimane l'unico superamento possibile della società capitalistica; tuttavia la sua forma e il suo contenuto non sono invarianti, ma storici e discontinui. Un'epoca – quella del movimento operaio – si è conclusa, e non ritornerà. Il patrimonio teorico delle lotte passate non mancherà di palesare la propria obsolescenza. Si tratta, dunque, per coloro che si pongono il problema della rivoluzione, di trarne fino in fondo tutte le conseguenze. Si tratta di comprendere il rapporto che oggi intercorre tra le lotte quotidiane del proletariato, la rivoluzione e il comunismo. Si tratta, nondimeno, di riconoscere finalmente tale comprensione come un'articolazione del tutto interna a questo stesso rapporto: senza lotta, nessuna teoria; senza teoria, nessuna rivoluzione.

Noi, come molti altri, abbiamo iniziato. Abbiamo qualche idea, forse non proprio peregrina. Designiamo il processo rivoluzionario a venire come la necessaria adozione, da parte del proletariato, di misure
immediatamente comuniste – senza transizione, senza socialismo. La necessità di queste misure – la necessità del comunismo come mezzo stesso della rivoluzione – si dà come già prefigurata in un certo numero di lotte proletarie contemporanee. Di questo, e di molto altro, si vuole rendere conto in questo blog, che è organizzato in quattro sezioni principali: 1) “Rivista”, dove si potranno scaricare i numeri de “Il Lato Cattivo” che
via via saranno pubblicati; 2) “Materiali ausiliari”, che contiene testi che, per varie ragioni, non hanno trovato spazio nella rivista, ma che possono integrarla o essere dialettizzati con essa; 3) “Rotture teoriche 1965-1980”, che raccoglie le espressioni di rottura con le Sinistre Comuniste che hanno gettato le basi dell'odierno dibattito sulla “comunizzazione dei rapporti fra individui”; 4) “Altre letture”, dove si potranno trovare spunti di inattualità provenienti dal passato, da leggere con l'occhio rivolto al presente.

giovedì 8 gennaio 2015

Gli inizi del movimento operaio in Russia

Denis Authier (1969)

[Prefazione a Leone Trotsky, Rapporto della delegazione siberiana. La concezione del partito proletario in una polemica di Trotsky contro Lenin al II Congresso del POSDR, Edizioni della Vecchia Talpa, Napoli 1970

[...] Per Lenin (come per Kautsky), il proletariato era spontaneamente trade-unionista; per gli «economisti» esso sarebbe dovuto restare a questo livello in Russia per un lungo periodo. Lenin concludeva dalla sua premessa che il compito degli intellettuali rivoluzionari era d'apportare la coscienza socialista, politica, al proletariato; ciò significava che all'epoca (prima della rivoluzione borghese), essi dovevano prendere la direzione politica di questa classe e farla entrare nella lotta generale contro lo zarismo. «Lotta politica» non aveva altro contenuto che lotta antifeudale, lotta borghese. Questa lotta era necessaria, ma non aveva niente da vedere con il movimento rivoluzionario specifico del proletariato che è politico solo nella misura in cui deve battersi contro la potenza politica, cioè, il potere della classe borghese. È il suo avversario che determina il carattere politico della lotta; da se stesso, il movimento del proletariato tende all'abolizione della politica.